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lunedì 06 settembre 2010
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STORIA E IPOTESI SULLE NAVI ROMANE NEL PORTO PISANO
di Edo Mori
(tratto da "Il Pendolo del Turismo")
A.S.P. Pianta di Livorno con rilievi dell'antico Porto Pisano

Dato che l'argomento delle Navi Romane di San Rossore a Pisa è di estrema attualità e che penso possano essere apprezzati i contributi seri di studiosi e di appassionati, ho ritenuto opportuno inviarle la presente per alcune precisazioni che spero siano utili alla ricerca storica ed archeologica, data l'attendibilità delle fonti in mio possesso. Mi permetto, innanzi tutto, di allegare qui una cartina relativa alla ricostruzione paleogeografica del Piano di Pisa (raffigurante la situazione del Piano durante la fase glaciale di Wurm II, circa 70.000 anni fa (tratta dal volume "Le città nella storia d'Italia - Pisa" di Emilio Tolaini - Editore Laterza, 1992). Dalla cartina stessa si rileva che l'Auser (ovvero il Serchio) raggirava il gruppo dei Monti Pisani ad oriente passando dal lago di Bientina e si univa all'Arno presso l'attuale Vico Pisano, anticamente chiamato Auser Insula. Secondo Strabone, storico e geografo greco vissuto dal 63 a.C. al 19 d.C., il corso del fiume rimase invariato fino al III secolo a.C., dopo di che, probabilmente per eventi eccezionali calamitosi, lo stesso Auser ruppe gli argini nei pressi della località che venne denominata Ripafratta, andando quindi a costituire un nuovo alveo e corso che attraverso la valle già esistente tornò a riversarsi nel fiume Arno, molto a Sud di Pisa. L'Auser era navigabile fino a Pisa ed oltre e proprio sulla sua riva sinistra era stato costruito il Porto Pisano, già conosciuto come Porto Etrusco. A quell'epoca sempre secondo Strabone (V, 2, 3) Pisa distava dal mare, cioè dall'attuale San Piero a Grado, all'incirca 20 stadi (vale a dire 3600 metri), quindi le navi da carico o da guerra risalivano il delta paludoso dell'Arno e quindi l'Auser fino al Porto Pisano. Anzi è da precisare che la congiunzione dell'Auser con l'Arno aveva formato a sud-ovest di Pisa un "conum pirarnidis" (costituito da un grosso acciottolato portato sopra tutto dall'Auser). Da notare che nel 264 a.C., all'inizio cioè delle guerre puniche, Pisa divenne la base navale romana più avanzata per tutte le operazioni belliche. Nel Porto Pisano, data la continua utilizzazione di questo da parte di Rorna, si sviluppò una non secondaria attività cantieristica, tanto che viene attribuito ad un pisano, certo Piseo Tirreno, l'idea di applicare rostri metallici alle navi romane. Diversi consoli romani utilizzarono quel porto e fra i più famo si si ricordano C. Attilio, nel 225 a.C. e nel 218 a.C. da Publio Cornelio Scipione, mentre nel 217 a.C. fu rinforzata la presenza navale e militare, temendo di dover far fronte ad un minacciato sbarco Cartaginese. Il Porto Pisano fu utilizzato anche nel 205 a.C. con l'inizio delle guerre contro i Liguri, molto bellicosi e spinti dalla bramosia di conquistare le ricchezze ed i beni pisani e romani. Si ha addirittura notizia che nel 193 a.C. i Liguri presero d'assedio Pisa con 40.000 uomini. Fu a quel punto che da Arezzo il Console Minucio Termo giunse a Pisa con numeroso esercito, per liberare la città dall'assedio e dalle violenze. Così Rorna fece acquartierare a Pisa, in permanenza, un esercito ed una flotta entrambi in misura numericarnente rilevante. Si noti che nella cartina citata - che il Tolaini sembra aver tratto dal Trevisan, Tongiorgi 1953 - sono stati riportati in neretto i corsi attuali del Serchio e dell'Arno, frutto di imponenti lavori di canalizzazione svolti soprattutto per il Serchio nei secoli. Dal II secolo a.C. e negli anni successivi, l'abitato Pisano si sviluppava fra la riva destra dell'Arno e la sinistra dell'Auser, ma di più verso quest'ultimo. L'abitato pisano, è bene precisarlo, secondo Livio non era costituito da agglomerati qualsiasi, bensì da una vera e propria "Città Murata" (oppidum) molto ricca e sviluppata. Pisa possedeva, infatti, molti terreni fertili, cave di pietra e molto legname per costruzioni navali. Gli Etruschi avevano dominato fino a quel momento con tutta la loro civiltà (si sono infatti ritrovati in Pisa e nei suoi dintorni diversi reperti archeologici (templi, tombe, santuari, ecc.). Tuttavia la potenza bellica romana si era ormai imposta e ciò segnò il declino irreversibile degli Etruschi che vennero a confluire nella Civitas Romana. Comunque, il poeta romano Claudio Claudiano (Alessandria 370 d.C. - 405 d.C) definì il porto Pisano come Porto Etrusco, attestandone così l'importanza regionale. Al porto Pisano vi si accedeva dalla Porta della Pietra attraverso la via di Porto Pisano. La prima citazione di un altro approdo, questa volta marittimo, distinto dalla Città di Pisa, dopo che quello fluviale era divenuto meno adatto alla navigazione, si ritrova in Tacito. Docurnenti posteriori indicano che il "sinus" pisano distava 9.000 passi, circa 13 chilometri, da San Piero a Grado, cioè nella zona di Stagno. Il tracciato della strada portuense marittirna corrispondeva a quello dell'attuale Via Vecchia Livornese. Gli attuali reperti delle navi romane di San Rossore evidenziano un loro affondamento repentino e ciò ci induce a pensare ad un evento calamitoso, quale una grossa ondata di piena congiunta a violente rnareggiate tali da non consentire il normale'defluire delle acque dei due fiumi al mare. Non è immaginabile che l'affondamento repentino delle navi di cui si tratta sia stato provocato dalla violenza bellica dei Liguri, anche se tutto è possibile. Oltre che al volume citato di Emilio Tolaini, alcuni dati sono estratti dal volume "Pisa, solitudine di un impero" di Rudolf Borchardt editore Nistri-Lischi, 1977.

Cartina tratta da "Pisa" di E. Tolaini, Bari 1992

ULTERIORI RICERCHE
La Via Fiorentina fu costruita da T. Quinzio Flaminio (console) nel periodo dal 155 al 123 a.C. Nei secoli successivi subì numerose varianti. La Via Etrusca, che la precedette, passava tra l'attuale Portone e la chiesa di San Matteo (zona che nel Medioevo si appellava Guatholongo). La Via Romana correva, invece, sull'attuale Via San Martino e Via Toselli, raggiungendo l'Arno nei pressi della chiesa di Santa Cristina, anzi c'è da affermare che in quel punto sembra che esistesse un ponte che consentiva di accedere alla Città, posta allora intierarnente sulla riva destra dell'Arno, attraverso una porta contrassegnata da un miliare iniziale e identificata come Porta della Pietra. Detto nome entrò poi nel titolo della chiesa di San Martino detta appunto "alla Pietra". Il miliare, cui sopra si è fatto riferimento, era un tempo sulla piazzetta della chiesa di San Martino e fu asportato nel mese di novembre dell'anno 1293 (come risulta dall'Archivio Capitolare di Pisa, Fil. A.I,C.125; e da quello della Soprintendenza ai Beni Artistici di Pisa).

 

 

 

 
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