|
|
Dato che l'argomento delle Navi Romane di San
Rossore a Pisa è di estrema attualità e che penso possano essere apprezzati i
contributi seri di studiosi e di appassionati, ho ritenuto opportuno inviarle la
presente per alcune precisazioni che spero siano utili alla ricerca storica ed
archeologica, data l'attendibilità delle fonti in mio possesso. Mi permetto,
innanzi tutto, di allegare qui una cartina relativa alla ricostruzione
paleogeografica del Piano di Pisa (raffigurante la situazione del Piano durante
la fase glaciale di Wurm II, circa 70.000 anni fa (tratta dal volume "Le città
nella storia d'Italia - Pisa" di Emilio Tolaini - Editore Laterza, 1992). Dalla
cartina stessa si rileva che l'Auser (ovvero il Serchio) raggirava il gruppo dei
Monti Pisani ad oriente passando dal lago di Bientina e si univa all'Arno presso
l'attuale Vico Pisano, anticamente chiamato Auser Insula. Secondo Strabone,
storico e geografo greco vissuto dal 63 a.C. al 19 d.C., il corso del fiume
rimase invariato fino al III secolo a.C., dopo di che, probabilmente per eventi
eccezionali calamitosi, lo stesso Auser ruppe gli argini nei pressi della
località che venne denominata Ripafratta, andando quindi a costituire un nuovo
alveo e corso che attraverso la valle già esistente tornò a riversarsi nel fiume
Arno, molto a Sud di Pisa. L'Auser era navigabile fino a Pisa ed oltre e proprio
sulla sua riva sinistra era stato costruito il Porto Pisano, già conosciuto come
Porto Etrusco. A quell'epoca sempre secondo Strabone (V, 2, 3) Pisa distava dal
mare, cioè dall'attuale San Piero a Grado, all'incirca 20 stadi (vale a dire
3600 metri), quindi le navi da carico o da guerra risalivano il delta paludoso
dell'Arno e quindi l'Auser fino al Porto Pisano. Anzi è da precisare che la
congiunzione dell'Auser con l'Arno aveva formato a sud-ovest di Pisa un "conum
pirarnidis" (costituito da un grosso acciottolato portato sopra tutto
dall'Auser). Da notare che nel 264 a.C., all'inizio cioè delle guerre puniche,
Pisa divenne la base navale romana più avanzata per tutte le operazioni
belliche. Nel Porto Pisano, data la continua utilizzazione di questo da parte di
Rorna, si sviluppò una non secondaria attività cantieristica, tanto che viene
attribuito ad un pisano, certo Piseo Tirreno, l'idea di applicare rostri
metallici alle navi romane. Diversi consoli romani utilizzarono quel porto e fra
i più famo si si ricordano C. Attilio, nel 225 a.C. e nel 218 a.C. da Publio
Cornelio Scipione, mentre nel 217 a.C. fu rinforzata la presenza navale e
militare, temendo di dover far fronte ad un minacciato sbarco Cartaginese. Il
Porto Pisano fu utilizzato anche nel 205 a.C. con l'inizio delle guerre contro i
Liguri, molto bellicosi e spinti dalla bramosia di conquistare le ricchezze ed i
beni pisani e romani. Si ha addirittura notizia che nel 193 a.C. i Liguri
presero d'assedio Pisa con 40.000 uomini. Fu a quel punto che da Arezzo il
Console Minucio Termo giunse a Pisa con numeroso esercito, per liberare la città
dall'assedio e dalle violenze. Così Rorna fece acquartierare a Pisa, in
permanenza, un esercito ed una flotta entrambi in misura numericarnente
rilevante. Si noti che nella cartina citata - che il Tolaini sembra aver tratto
dal Trevisan, Tongiorgi 1953 - sono stati riportati in neretto i corsi attuali
del Serchio e dell'Arno, frutto di imponenti lavori di canalizzazione svolti
soprattutto per il Serchio nei secoli. Dal II secolo a.C. e negli anni
successivi, l'abitato Pisano si sviluppava fra la riva destra dell'Arno e la
sinistra dell'Auser, ma di più verso quest'ultimo. L'abitato pisano, è bene
precisarlo, secondo Livio non era costituito da agglomerati qualsiasi, bensì da
una vera e propria "Città Murata" (oppidum) molto ricca e sviluppata. Pisa
possedeva, infatti, molti terreni fertili, cave di pietra e molto legname per
costruzioni navali. Gli Etruschi avevano dominato fino a quel momento con tutta
la loro civiltà (si sono infatti ritrovati in Pisa e nei suoi dintorni diversi
reperti archeologici (templi, tombe, santuari, ecc.). Tuttavia la potenza
bellica romana si era ormai imposta e ciò segnò il declino irreversibile degli
Etruschi che vennero a confluire nella Civitas Romana. Comunque, il poeta romano
Claudio Claudiano (Alessandria 370 d.C. - 405 d.C) definì il porto Pisano come
Porto Etrusco, attestandone così l'importanza regionale. Al porto Pisano vi si
accedeva dalla Porta della Pietra attraverso la via di Porto Pisano. La prima
citazione di un altro approdo, questa volta marittimo, distinto dalla Città di
Pisa, dopo che quello fluviale era divenuto meno adatto alla navigazione, si
ritrova in Tacito. Docurnenti posteriori indicano che il "sinus" pisano distava
9.000 passi, circa 13 chilometri, da San Piero a Grado, cioè nella zona di
Stagno. Il tracciato della strada portuense marittirna corrispondeva a quello
dell'attuale Via Vecchia Livornese. Gli attuali reperti delle navi romane di San
Rossore evidenziano un loro affondamento repentino e ciò ci induce a pensare ad
un evento calamitoso, quale una grossa ondata di piena congiunta a violente
rnareggiate tali da non consentire il normale'defluire delle acque dei due fiumi
al mare. Non è immaginabile che l'affondamento repentino delle navi di cui si
tratta sia stato provocato dalla violenza bellica dei Liguri, anche se tutto è
possibile. Oltre che al volume citato di Emilio Tolaini, alcuni dati sono
estratti dal volume "Pisa, solitudine di un impero" di Rudolf Borchardt editore
Nistri-Lischi, 1977. |
|
|
|
|
ULTERIORI RICERCHE
La Via Fiorentina fu costruita da
T. Quinzio Flaminio (console) nel periodo dal 155 al 123 a.C. Nei secoli
successivi subì numerose varianti. La Via Etrusca, che la precedette, passava
tra l'attuale Portone e la chiesa di San Matteo (zona che nel Medioevo si
appellava Guatholongo). La Via Romana correva, invece, sull'attuale Via San
Martino e Via Toselli, raggiungendo l'Arno nei pressi della chiesa di Santa
Cristina, anzi c'è da affermare che in quel punto sembra che esistesse un ponte
che consentiva di accedere alla Città, posta allora intierarnente sulla riva
destra dell'Arno, attraverso una porta contrassegnata da un miliare iniziale e
identificata come Porta della Pietra. Detto nome entrò poi nel titolo della
chiesa di San Martino detta appunto "alla Pietra". Il miliare, cui sopra si è
fatto riferimento, era un tempo sulla piazzetta della chiesa di San Martino e fu
asportato nel mese di novembre dell'anno 1293 (come risulta dall'Archivio
Capitolare di Pisa, Fil. A.I,C.125; e da quello della Soprintendenza ai Beni
Artistici di Pisa). |
|
|
|